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16/04/2026 alle 13:09Una recente indagine dell’azienda di compliance NAVEX evidenzia che le aziende svizzere sono fortemente integrate nelle catene di approvvigionamento internazionali e spesso interrompono le relazioni commerciali quando si presentano rischi. Secondo lo studio, il 67% delle aziende intervistate in Svizzera ha rescisso almeno un contratto con un terzo partner nell’ultimo anno. In media, sono state interrotte circa 13,5 relazioni commerciali. Particolarmente evidente è il carattere internazionale di queste decisioni: il 70% delle aziende riporta che le loro decisioni di offboarding riguardano anche partner commerciali all’estero, il che rappresenta il valore più alto tra i mercati esaminati.
Rischio di interruzione nelle catene di approvvigionamento internazionali
Lo studio mostra inoltre che il 65% delle aziende in Svizzera ha avuto problemi con fornitori o prestatori di servizi negli ultimi dodici mesi. Le sfide più comuni sono problemi operativi (35%), seguiti da difficoltà normative (31%) e rischi informatici e tecnologici (29%). Nonostante queste sfide, l’85% degli intervistati è convinto di poter riconoscere i rischi in tempo. Tuttavia, solo il 21% si sente „molto sicuro“ nella propria capacità di identificare i problemi in tempo, il che rappresenta il valore più basso tra i paesi esaminati. Oliver Riehl, Vice Presidente Regionale delle Vendite di NAVEX, spiega che la complessità delle catene di approvvigionamento internazionali porta spesso a rischi che sorgono alle intersezioni di diversi requisiti normativi e tecnologie.
Le conseguenze economiche di tali rischi sono anch’esse tangibili: il 34% delle aziende riporta di aver perso opportunità commerciali nell’ultimo anno perché non sono riuscite a soddisfare i requisiti di compliance o di rischio.
Lo studio mette in luce anche le strutture di governance nelle aziende. Il 67% degli intervistati ritiene che i propri consigli di amministrazione siano fondamentalmente responsabili delle decisioni nella gestione dei terzi. Tuttavia, solo il 26% degli intervistati attribuisce una responsabilità completa alla direzione aziendale. Inoltre, solo il 54% desidera un maggiore coinvolgimento del senior management in questi processi, il che rappresenta anch’esso il valore più basso in confronto internazionale. Riehl esprime preoccupazioni riguardo a questa riluttanza e sottolinea che, senza una chiara responsabilità strategica a livello di consiglio, spesso manca la prospettiva complessiva sull’intero panorama dei rischi.
Incertezza nell’uso dell’intelligenza artificiale
Un ulteriore aspetto dello studio NAVEX è la gestione dell’intelligenza artificiale (IA). Qui emerge una marcata incertezza: solo il 33% delle aziende intervistate si sente preparato per i futuri requisiti normativi, il che rappresenta il valore più basso tra i paesi intervistati. Mentre l’80% delle aziende afferma di avere politiche per l’uso dell’IA, solo il 29% le considera molto chiare. Inoltre, solo il 29% degli intervistati utilizza l’IA regolarmente o in modo continuativo. Particolarmente preoccupante è che il 15% delle aziende non è in grado di valutare con quale frequenza utilizza l’IA nonostante i possibili rischi. Riehl avverte di un crescente problema di governance e sottolinea la necessità di linee guida chiare e trasparenza nell’uso dell’IA.
Lo studio è stato condotto nel dicembre 2025 e ha intervistato manager di aziende B2B con più di 500 dipendenti provenienti da Svizzera, Germania, Francia, Stati Uniti, Regno Unito e Scandinavia.





